Pubblicazioni

Gli abstract qui raccolti restituiscono la pluralità di sguardi emersa in occasione del convegno “Spazio pubblico / spazio dell’intimo. Il cimitero come eterotopia?”.

Attraverso approcci disciplinari differenti, gli interventi offrono prospettive eterogenee che arricchiscono il dibattito sul significato e sulle trasformazioni di questi luoghi, confermandone la rilevanza nel quadro delle riflessioni sulla convivenza e sulle forme dell’abitare.

Più che offrire risposte univoche, i contributi aprono piste di indagine che attraversano questioni di ordine sociale, culturale e progettuale, evidenziando la centralità di questi luoghi nelle dinamiche contemporanee.

Andrew Benjamin

What is the Place of Death? 

C’è sempre la possibilità che il cimitero non abbia particolarità indipendentemente dalla città. In altre parole, può essere che non ci sia una chiara distinzione tra la città dei vivi e la città dei morti. Infatti, Aldo Rossi ha scritto quanto segue sul suo progetto per il cimitero di San Cataldo a Modena.

«Il concetto centrale di questo progetto era forse quello di aver visto che le cose, gli oggetti, le costruzioni dei morti non sono differenti da quelle dei vivi».

In ‘Alternative per un concetto di monumentalità’, Casabella, n. 372. 1972, p. 2

Se la particolarità del cimitero può essere recuperata, evitando contemporaneamente la conflazione di vita e morte a livello progettuale, allora questo può verificarsi solo una volta riconosciuto che l’architettura ha un rapporto ineludibile con la vita. Infatti, la forza di quella connessione permette all’architettura di essere definita, o ridefinita, come l’abitare della vita. Se il cimitero deve essere compreso nell’ambito dell’interrelazione tra architettura e filosofia, allora la preoccupazione centrale deve essere la vita. È qui che emerge con assoluta chiarezza il problema filosofico del rapporto tra la vita e la morte. L’argomento sarà quindi che la relazione dell’architettura con la morte è fondata sulle preoccupazioni della vita. Il modo per affrontare la possibile particolarità del cimitero è partire da una domanda semplice: che cos’è un cimitero senza morte?

Maria Elena Paniconi

La necropoli vivente

Fin dalle sue origini nel VII secolo, il cimitero islamico monumentale del Cairo, noto anche con il nome di Città dei Morti (al-Qarafa), si configura come un luogo di sepoltura monumentale, attraversato e frequentato da pellegrini, sufi, studiosi. Sin dalle prime testimonianze, risulta essere abitato sia da funzionari ed addetti alla sua manutenzione che da quanti cercavano vicinanza con i santi e le persone pie ivi sepolte. 

I racconti dei viaggiatori medievali, come Ibn Jubayr (XII secolo) e Ibn Battuta (XIV secolo) ne attestano la ricchezza architettonica e spirituale, mentre testimonianze successive, fino all’epoca mamelucca, descrivono la sua multifunzionalità. L’area comprende infatti mausolei, ribāzāwiya e madrase finanziati tramite fondazioni pie (awqāf). 

A partire dagli anni ’70, con l’aumento della pressione demografica e delle crisi abitative, al-Qarafa è divenuta anche luogo di residenza informale, arrivando a ospitare fino a mezzo milione di abitanti, tra cui molti “abusivi” delle tombe.  Al-Qarafa ha assunto le dimensioni di una città nella città, ospitando al proprio interno anche nuclei abitativi forniti di servizi e infrastrutture di base.

 La necropoli, luogo di paradossi e stratificazioni, ha ispirato numerosi autori della letteratura egiziana arabofona, da Muwaylihi, autore di una importante neomaqama di inizio Novecento, a Mahfuz, fino alla poetessa e romanziera contemporanea Iman Mersal. Dall’analisi letteraria dei testi di questi autori emerge la costante riconfigurazione delle coordinate spazio-temporali resa possibile da questa precisa area abitata, capace di contenere e riflettere tensioni tra sacro e profano, memoria e marginalità, morte e sopravvivenza urbana.

Daria Pezzoli-Olgiati

The National Covid Memorial in London as a Funerary Practice

Questo contributo si concentra sulle trasformazioni delle pratiche funerarie durante e all’indomani della pandemia di Covid. In Europa, il cimitero come luogo separato all’interno delle formazioni urbane si afferma in età moderna, principalmente attraverso iniziative comunali o private, per far fronte al problema del sovraffollamento dei luoghi di sepoltura legati alle diverse confessioni religiose. Negli ultimi decenni, il cimitero moderno, inteso come luogo di sepoltura dedicato alla memoria dei defunti, è stato messo in discussione da nuovi bisogni e da nuove concezioni delle pratiche funerarie. La pandemia ha modificato bruscamente il nostro rapporto con la morte e con la sepoltura. Il corpo del defunto è divenuto una minaccia e la gestione dell’elevato numero di morti ha privilegiato criteri di efficienza. Durante i lockdown, i funerali si sono ridotti alla sola sepoltura, senza la possibilità di riunire la comunità dei dolenti.

In questo contesto, il National Covid Memorial di Londra è nato come risposta all’assenza di pratiche collettive di lutto e come forma di protesta contro la gestione politica della pandemia. Il Memorial Wall rappresenta una trasformazione delle pratiche cimiteriali consolidate, coinvolgendo processi di rappresentazione, produzione e fruizione, nonché questioni di regolazione e identità.


Il collettivo Covid-19 Bereaved Families for Justice ha iniziato a dipingere cuori rossi su un muro sulla riva sud del Tamigi, in piena vista del Parlamento. L’azione è iniziata il 29 marzo 2021, utilizzando la street art come strumento di interazione con i diversi attori dello spazio pubblico. Oggi il murale comprende oltre 240.000 cuori, ciascuno dei quali rappresenta una persona nel Regno Unito deceduta a causa del SARS-CoV-2. L’opera monumentale è divenuta un memoriale nazionale spontaneo, il cui status giuridico è ancora oggetto di controversia. È mantenuta da un gruppo di volontari, noto come The Friends of the Wall.

Giorgio Trentin

Spazi sepolcrali: L’emancipazione dal vuoto e l’educazione del cuore umano. Un’interpretazione del valore culturale dei cimiteri cinesi

In Cina, i cimiteri costituiscono uno spazio culturale profondamente significativo che incarna concezioni complesse sulla morte e serve diverse funzioni socio-psicologiche.

Storicamente, i luoghi di sepoltura cinesi sono stati il riflesso della lotta individuale contro il nulla esistenziale e del bisogno di una coltivazione morale della società. 

Nella Cina moderna le pratiche tradizionali convivono con la crescente secolarizzazione dei riti funebri. Mentre i cimiteri pubblici urbani affrontano limiti spaziali sempre maggiori, nelle aree rurali le sepolture famigliari o claniche mantengono le loro caratteristiche. 

Colmare il vuoto spirituale in una società sempre più secolare rappresenta una delle sfide nella Cina di oggi e la difesa del continuum culturale rappresentato dagli spazi sepolcrali tradizionali e dalla ritualità ad essi connessa  è sicuramente una parte non irrilevante di questa sfida.

CALL FOR PAPER

“Itinerari”, n. 1, 2027 

Tra luogo dell’intimo e spazio pubblico. La vita dei cimiteri

Questo numero di Itinerari (nato nell’ambito del progetto di ricerca PRIN 2022 – Making Space for the Other. Cemeteries as Performing Places for Inclusive, Safe, Resilient Societies: an Interdisciplinary Project) si propone di esaminare i cimiteri come luoghi peculiari che, da un lato, mettono in evidenza le contraddizioni insite nella vita sociale e, dall’altro, offrono le condizioni necessarie per immaginare società più eque e inclusive.

La natura liminale dei cimiteri — intesi come spazi di transizione tra vita e morte, tra sfera pubblica e privata, nonché tra dimensione sacra e profana — offre un quadro teorico coerente per interpretare diversi contesti. Essi, ad esempio, rendono visibili le disuguaglianze sociali attraverso la loro configurazione spaziale e le modalità di accesso, manifestano conflitti politici e razziali attraverso pratiche di “necroviolenza” e atti di profanazione di cui sono oggetto, e risultano influenzati da pressioni economiche legate all’uso del suolo e al valore immobiliare. Queste dinamiche mostrano la capacità della cultura cimiteriale di articolare biografie individuali, mentalità, credenze religiose e strutture sociali, contribuendo così alla produzione di significato e identità, nonché alla costruzione di forme di inclusione o separazione.

 
 
Between the intimate and the public Space. The Life of Cemeteries

This issue of ‘Itinerari’ (which originated within the research project PRIN 2022 – Making Space for the Other. Cemeteries as performing Places for inclusive, safe, resilient Societies: an interdisciplinary Project) endeavors to examine cemeteries as unique places that, on one hand, highlight the contradictions inherent in social life, and, on the other, provide the conditions necessary for envisioning more equitable and inclusive societies.

The liminal nature of cemeteries—serving as a transitional space between life and death, public and private spheres, as well as sacred and profane domains—offers a coherent theoretical framework for interpreting various contexts. For instance, they reveal social inequalities through their spatial configuration and modes of access, manifest political and racial conflicts via practices of ‘necroviolence’ and desecration to which they are subjected and are influenced by economic pressures related to land use and property values. These developments demonstrate the capacity of cemetery culture to articulate individual biographies, mentalities, religious beliefs, and social structures, thereby creating meaning and identity, as well as fostering acceptance or separation.

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